La rivoluzione digitale e l’impatto sul capitale umano

La rivoluzione digitale sta mutando in profondità il mondo delle Risorse Umane. Dalla selezione dei curricula alla misurazione delle performance, ha infatti iniziato a modificare significativamente il rapporto tra le aziende e i loro collaboratori. Ma quale sarà il suo vero impatto sul capitale umano? E come possono, le aziende, non perdere di vista la persona? Il digitale rappresenta un’opportunità enorme per riscrivere la stessa funzione sociale del lavoro. A una condizione, però: che si riscopra il coraggio di mettere davvero l’uomo al centro della sfida.
Lunedì affronteremo questo tema qui in Open durante la presentazione del libro ‘Tecnologia e risorse umane’ di Nicola Comelli e Cristian De Mitri.
Qui abbiamo fatto quattro chiacchiere per iniziare a conoscere Nicola:

Nicola, raccontaci qualcosa di te, del tuo lavoro e delle tue passioni.
Mi occupo di consulenza in comunicazione d’impresa. Il mio lavoro consiste nell’aiutare le aziende a raccontarsi al meglio attraverso i diversi canali di comunicazione, media at first. Parallelamente, qualche anno fa, ho deciso di raccogliere l’invito di due miei cari amici a dare loro una mano per fondare una startup, Eggup, con l’obiettivo di mappare e valorizzare le soft skills. E’ stata, ed è tutt’ora, un’esperienza entusiasmante.

Come nasce il progetto di scrivere il tuo libro?
Nasce proprio dal percorso di sviluppo condotto da Eggup che mi ha permesso di toccare con mano come si sta trasformando il mondo delle risorse umane grazie al digitale. Nel libro, Cristian De Mitri e io proviamo a raccontare questa grande trasformazione, iniziata nei primi anni Duemila con la nascita di LinkedIn e delle prime job board, come Monster.

La rivoluzione digitale come sta trasformano il mondo delle HR? Qual è e quale sarà il suo impatto?
Non c’è un processo del mondo delle risorse umane che non sia stato investito dal digitale: analisi dei curricula, video interviste, formazione, comunicazione interna, misurazione delle performance sono solo alcuni degli ambiti ridisegnati dal digitale. Che però sta ridisegnando anche il nostro stesso rapporto con il lavoro. Basti pensare allo smart working, reso possibile proprio dalla connettività. Anche se può sembrare paradossale, la tecnologia è in grado davvero di rendere più ‘umana’ la dimensione lavorativa perché consente alle aziende e a ogni organizzazione di instaurare una relazione totalmente personalizzata con ciascuno dipendente o collaboratore. E questo è una grandissima opportunità.

In questo scenario attraverso quali azioni è possibile valorizzare il capitale umano?
Oggi la grande sfida per le aziende è darci modo di essere felici. Di fatto, che ci piaccia o no, il confine tra vita privata e vita lavorativa è estremamente labile. L’unico modo per aiutarci a dare un senso a una vita nella quale il lavoro si fa sempre più spazio è fare sì che il lavoro diventi un’opportunità quotidiana per farci sentire contenti di quello che facciamo e rispondere così alle nostre aspettative più profonde e a quello che desideriamo essere nella vita.

Perchè hai scelto Open come location?
Open è uno spazio estremamente contemporaneo rispetto a questo scenario. E’ tante cose insieme e rispecchia il mondo che cambia. Non potevamo immaginarci uno spazio migliore!

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